Usabilità, velocità e accessibilità multi-device

Lo strumento migliore? È quello che non ha bisogno di un manuale di istruzioni per essere usato, fin dalla prima volta. Purtroppo, in azienda non sempre è così. Anzi è forse vero il contrario: ogni dispositivo, ogni piattaforma, ogni applicazione ha proprie regole di ingaggio e interfacce utente peculiari. Per cui, non solo è complicato impratichirsi di tutte le funzionalità che ciascun software offre, ma è anche tortuoso passare da una schermata all’altra per gestire, per esempio, un intero ciclo tra i flussi documentali. Una situazione tipica nelle organizzazioni in cui le tecnologie si sono stratificate col tempo, sovrapponendosi senza integrazione per non dover sostituire le soluzioni più longeve – e non necessariamente obsolete – e riformattare tutti i processi. L’abitudine e la forza di volontà sono ottimi alleati in questi casi, tant’è che alle volte, paradossalmente, l’introduzione di suite più moderne e integrate vengono salutate con diffidenza – per non dire ostilità – dalla popolazione aziendale. Ad ogni modo, il dato di fatto è che strumenti slegati tra loro che offrono user experience disomogenee e che soprattutto limitano condivisione e collaboration sono il nemico numero uno non solo della produttività, ma anche della felicità in ufficio.

Come creare un ecosistema di applicazioni flessibile, stabile e coeso

Quanto sarebbe pratico avere un unico punto di accesso per tutti gli applicativi? E quanto sarebbe semplice poterli utilizzare tutti con la stessa gestualità, lo stesso linguaggio, lo stesso sistema di notifiche? Ogni operazione sarebbe facilitata, intuitiva, rapida, scorrevole e costituirebbe parte di un flusso omogeneo per muoversi nel quale non occorrono manuali e procedure standardizzate. Senza contare che uniformare l’usabilità e soprattutto l’accessibilità ai software aziendali permetterebbe di dare vita a un ecosistema flessibile, capace di espandersi e di accogliere, man mano che crescono le esigenze dell’organizzazione, nuovi strumenti in modalità plug-and-play. Un vero circolo virtuoso: in quest’ottica l’aggiunta di periferiche e applicativi, infatti, non farebbe altro che rafforzare e rendere sempre più stabile e coeso – anziché frammentario – lo stesso ecosistema. Il vantaggio sarebbe evidente anche nel momento in cui ci fosse la necessità, per gestire progetti di ampio respiro, di creare gruppi di lavoro multidisciplinari, con professionalità e competenze provenienti da diversi dipartimenti aziendali. Avendo a disposizione strumenti differenti, in grado di “comprendersi” e “dialogare”, il team ha l’opportunità di avviare in qualsiasi momento e in qualsiasi contesto collaborazioni transfunzionali efficaci in tempi estremamente rapidi.

Semplicità di utilizzo significa prestazioni, user experience omogenee e sicurezza

C’è poi naturalmente il tema della compatibilità delle suite per la produttività con tutti i dispositivi che l’organizzazione mette a disposizione delle risorse umane: PC, postazioni per il disegno tecnico, tablet, pannelli di controllo industriali, ovviamente smartphone e persino – sempre più frequenti specialmente nel mondo manifatturiero – wearable. Ogni device ha proprie prerogative e peculiarità, ma soprattutto specifiche funzionalità in ciascuno degli ambienti di lavoro a cui è destinato. È però fondamentale che riesca a comunicare in modo trasparente e immediato con i sistemi centrali e con gli altri supporti, garantendo prestazioni, user experience omogenee e sicurezza. La semplicità di utilizzo è il cardine su cui si innestano questi tre elementi, con particolare riferimento alla sicurezza. Mettere a disposizione della popolazione aziendale hardware, sistemi operativi e applicazioni facili da usare significa infatti evitare che, a causa di procedure o interfacce troppo complesse, gli utenti cerchino di aggirare la difficoltà d’adozione introducendo nel perimetro dell’organizzazione – tramite per esempio la pratica del Bring Your Own Device – dispositivi e software non conformi.

CEO – Amministratore Delegato

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