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Fashion

Con una fase di digitalizzazione accelerata dagli eventi sanitari dell’ultimo anno e mezzo, anche il settore del Fashion ha dovuto fare i conti col proprio stato di maturità digitale trovandosi davanti un pubblico e un mercato diverso da quello pre-pandemico con un’attenzione sempre più forte alla sostenibilità.

In questo contesto Var Group ha integrato la propria natura digitale e la storica collaborazione con le realtà del Fashion, arricchendola con le soluzioni che uniscono AItecnologie Cloud e blockchain in grado di digitalizzare i processi, migliorare l’esperienza, ma soprattutto, sposare la crescente richiesta di sostenibilità del settore.

Una richiesta che determina un’adozione sempre maggiore di tecnologie in grado di identificare i livelli di sostenibilità dei singoli materiali e dunque dei prodotti finali accrescendo la consapevolezza dell’azienda e del consumatore scongiurando il rischio di greenwashing.

In uno scenario in cui il cliente è al centro della strategia di ingaggio e dove l’estrema personalizzazione delle proposte è sempre più spinta grazie ad innovativi algoritmi in grado di creare campagne ad hoc, l’AI offre anche un valido supporto nel migliorare notevolmente le tecniche di analisi e definizione delle preferenze cambiando anche parte del retail.

L’intelligenza artificiale può anche svolgere un ruolo chiave nell’assicurare ai retailer di disporre di riserve sufficienti degli articoli più richiesti creando un corretto bilanciamento nei canali e sposando una politica Zero Waste.

Nei casi migliori, tali strumenti consentono ai rivenditori di ridurre gli errori di previsione fino al 50%, riducendo allo stesso tempo l’inventario dal 20% al 50%. Oltre a diminuire in modo sensibile il time to market per il lancio di nuovi prodotti, sempre garantendo tracciabilità e sostenibilità ed incrociando le esigenze dei clienti con un approccio sempre più su misura.

Il futuro della moda? Probabilmente sarà caratterizzato da uno scenario scevro dalla crudeltà sugli animali, dall’esaurimento delle risorse e dall’inquinamento globale, sempre più orientato alla previsione e alla centralità del dato.

Nascono da queste esigenze le soluzioni di rendering, in grado di simulare nei minimi dettagli la resa finale di un abito così come di una casa o di uno yacht, o ancora il virtual try on, in grado di mostrare un capo indossato sulle forme del consumatore finale, prima ancora che venga prodotto.

Il futuro della moda dunque non può prescindere da:

  • Blockchain per garantire tracciabilità ed integrare distretti e filiere
  • Cloud come piattaforma per abilitare omni canalità e real time integration tra tutti i sistemi
  • Data & AI per analizzare e prevedere trend sostenibili e prodotti disegnati per il consumatore

In questa nuova dinamica le tecnologie cloud risultano uno strumento fondamentale per abilitare innovazione di processo e di prodotto come anche nei rapporti con il nuovo consumatore sempre più connesso e sensibile alle tematiche dell’ambiente e della qualità.

PRIME365 Fashion Suite è una suite di prodotti basati su tecnologie Microsoft Dynamics ed Azure, disegnati per le aziende della moda in grado di accompagnarle nel percorso della digital transformation.

Head of Microsoft Competence Center & Hybrid Cloud | Managing Partner @VAR Group

Blockchain

Combattere la contraffazione e comunicare la sostenibilità del settore moda.

La moda italiana è riconosciuta ed ammirata in tutto il mondo, e questa affermazione è un’ovvietà.

Meno ovvio e conosciuto è il danno che annualmente comporta la contraffazione nel mondo del fashion. È stato calcolato che solo nel 2020 il settore moda Made in Italy ha subito un danno di circa 5,2 miliardi di euro a causa di prodotti falsi venduti in maniera fraudolenta. Se il fenomeno è sempre esistito, il web ed i social network si sono dimostrati terreno fertile per questo tipo di dannosa truffa che si ripercuote sia sulle aziende ma anche sui consumatori. Le associazioni di categoria, infatti, testimoniano che, oltre alla truffa economica, spesso i materiali utilizzati per riprodurre abiti, scarpe e borse, risultano essere dannosi per la salute.

Il fenomeno è ulteriormente cresciuto con la pandemia, che ha reso sempre più frequente l’acquisto online.

La tecnologia, se da una parte semplifica la pubblicizzazione dei prodotti contraffatti, dall’altra può naturalmente aiutare nella difesa dei marchi della moda italiana.

Ma c’è una sola tecnologia che è in grado di tracciare letteralmente il prodotto all’origine riconoscendone in maniera indiscutibile l’autenticità. Stiamo naturalmente parlando della blockchain.

La tracciabilità è fra le virtù più conosciute e riconosciute della blockchain, che infatti è largamente apprezzata anche nel manufacturing e nel food. Quando un’informazione viene inserita, o meglio “notarizzata” nel registro distribuito, viene automaticamente registrata, certificata e archiviata in maniera permanente ed immutabile, consentendo a tutti gli attori coinvolti di far seguire con certezza e trasparenza tutti i processi.

In tal modo, grazie alla blockchain, il consumatore finale tramite scannerizzazione del QR Code apposto sull’etichetta del capo potrà immergersi nella storia del capo, scoprendo da dove provengono i materiali, dove sono stati lavorati e tanti altri dettagli notarizzati a monte in blockchain dal brand produttore.

In un mercato fatto di clienti che ricercano sempre di più anche la sostenibilità, poter comunicare facilmente e senza possibilità di smentita il proprio operato è sicuramente un vantaggio competitivo importante ad oggi.

Nel mercato del lusso assicurare tramite certificato l’autenticità del bene diventa ancora più importante. Ma nella difesa del Made in Italy, la tracciabilità è solo uno dei vantaggi.

L’ecosistema che deriva dalla blockchain può aiutare le aziende anche nel garantire una migliore e più personalizzata customer experience.

Alcuni grandi marchi hanno iniziato ad esempio a proporre i propri capi anche come NFT (Non-Fungible Token), asset digitali unici e univoci, permettendo ai clienti di acquistare non solo il capo reale ma anche digitale, offrendo delle ulteriori esperienze d’acquisto uniche e con l’opportunità di aumentare di valore nel tempo.

Un non-fungible token (NFT, in italiano token non fungibile) è un tipo speciale di token crittografico che rappresenta l’atto di proprietà e il certificato di autenticità scritto su Blockchain di un bene unico (digitale o fisico); (approfondiremo il tema NFT nei nostri prossimi articoli).

Le grandi opportunità offerte dalla blockchain per il settore del Fashion sono state colte, sin dal 2019, da tre gruppi pilastri del mondo della moda, ovvero LVMH, Prada Group e Richemont, e dal 2021 anche OTB, le quali hanno unito le forze per progettare Aura Blockchain Consortium, una blockchain privata multi-nodale protetta dalla tecnologia ConsenSys e da Microsoft. Aura è aperto a tutti i marchi di lusso, non solo ai fondatori, e offre flessibilità per supportare aziende di varie dimensioni e adattarsi alle esigenze individuali.

La soluzione migliore come sempre è l’integrazione di tecnologie. Utilizzando l’intelligenza artificiale, ad esempio, si possono riconoscere e bloccare movimenti sospetti di carte di credito, oppure riconoscere l’immagine di un prodotto falso direttamente dal sito internet.

Ad oggi, sono già attivi sulla piattaforma Bulgari, Louis Vuitton e Hublot. Quest’ultimo, ad esempio, ha lanciato una garanzia elettronica digitale, che è memorizzata nell’infrastruttura blockchain Aura e consente ai clienti di verificare l’autenticità del proprio orologio tramite una semplice foto scattata con un telefono cellulare.

Toni Belloni, MD di LVMH, ha affermato: “L’Aura Blockchain Consortium è una grande opportunità per il nostro settore di rafforzare il nostro legame con i clienti offrendo loro soluzioni semplici per conoscere meglio i nostri prodotti. Unendo le forze con altri marchi di lusso su questo progetto, stiamo aprendo la strada alla trasparenza e alla tracciabilità”.

Adesso anche voi quando sentite citare i concetti di trasparenza e tracciabilità pensate subito alla blockchain?!

 

Blockchain BDM @ Var Group

Da “Internet of communication” a “Internet of value”: scambiarsi valore su Internet con la stessa semplicità con cui oggi vengono scambiate le informazioni.
Scopri le potenzialità della blockchain e che vantaggi può portare alla tua azienda e al tuo business.

Retail e segmentazione clienti: conoscere i comportamenti dei clienti

L’omnicanalità è una vera e propria galassia di touch point. Per ottimizzarli è necessario conoscere comportamenti e preferenze di ciascun individuo. Ecco perché è fondamentale riconciliare tutte le informazioni che il Marketing ha a disposizione sul proprio target.

Che i clienti, a maggior ragione nel mondo del fashion, non siano tutti uguali è risaputo. Ma attenzione: non è affatto un assunto da dare per scontato, bensì una consapevolezza acquisita faticosamente dal Marketing in anni di evoluzione di strategie e approcci al mercato, soprattutto di segmentazione del target. Eppure, nonostante siamo tutti d’accordo nel dirlo, molti ancora non riescono a tradurre in pratica questo concetto. È chiaro: il fashion retail è dovuto scendere a molti compromessi per raggiungere una sostenibilità economica nei modelli di business; un servizio tailor made, nei confronti di ciascun consumatore, è stato per decenni semplicemente impensabile. Ora che però le tecnologie digitali permettono da una parte di personalizzare l’interazione con gli individui su tutti i canali e dall’altra di ottimizzare la catena logistica per dare vita a offerte in real time (o quasi), sfruttando stagionalità e trend che arrivano direttamente dalle passerelle, l’impensabile è diventato fattibile. E, di conseguenza, necessario, se si vuole sempre essere un passo avanti rispetto alla concorrenza e mantenere il vantaggio competitivo.

Dalla relazione al Customer Journey: comprendere le esigenze dei clienti per soddisfarle

La segmentazione è dunque più che mai importante. Definire le caratteristiche dei clienti già acquisiti, ma anche quelle dei visitatori anonimi (del sito Internet come dello store fisico), rappresenta infatti la premessa per la costruzione di una relazione duratura che possa gradualmente diventare la cornice di una serie di Customer Journey efficaci. Conoscere le persone significa comprenderne le esigenze, provare a soddisfarle quando e dove occorre davvero vuol dire conquistarsi la loro fedeltà. Dunque sì alla segmentazione, ma con una precisione: se fino a qualche anno fa si faceva affidamento sui cluster costruiti in base a parametri socio-economici e demografici, oggi la segmentazione esprime la massima efficacia nel momento in cui descrive interessi e soprattutto comportamenti. Meglio ancora se contestualizzati. Questo introduce un elemento di grande complessità nello svolgimento delle analisi e nella formulazione di ipotesi dei diversi profili. E implica un lavoro costante di aggiornamento dei metodi di raccolta delle informazioni, della loro classificazione e soprattutto dei database. Come far confluire i dati dai diversi touch point attivati? POS, carte fedeltà, visite sul sito Internet, acquisti tramite app, operazioni promozionali e partnership con altri brand: l’omnicanalità è una vera galassia di punti d’accesso all’offerta e ogni consumatore vi si avvicina a modo suo.

Conoscere il cliente permette di massimizzare il valore di ciascun touch point

Unificare la visione che si ha sul cliente, a prescindere dal modo in cui si avvicina a un touch point, vuol dire per l’appunto segmentare il mercato in base ai comportamenti, con l’obiettivo poi di riconciliare profili univoci che aiutino il Marketing a indirizzare con sempre maggiore precisione l’offerta, anche al variare di altri parametri. Il Customer Journey di una stessa persona cambia radicalmente a seconda che l’individuo sia spinto verso il brand perché in cerca di novità o allettato dai saldi; è fondamentale riuscire a prevedere, di volta in volta, il tipo di approccio valutando il modo in cui si sono svolte le interazioni passate.

Chief Marketing Officer e Sales Director, oggi, possono farlo attingendo alle risorse delle piattaforme analitiche che convogliano i dati generati dai touch point nei CRM, incrociando e integrando le informazioni per dare vita a segmenti e profili accurati. Automatizzando il sistema, diventa possibile creare un meccanismo di alert e notifiche con cui, in un’ottica di Unified Commerce, la piattaforma è in grado di riconoscere quando comincia un Customer Journey peculiare e di indirizzarlo in base al profilo dell’utente. Un modo completamente nuovo di gestire la macchina del Marketing, che demanda all’intelligenza artificiale il compito di seguire i clienti lungo i vari canali, lasciando alle risorse umane il ruolo più creativo e delicato: quello di costruire una relazione di fiducia.

PRIME365 Fashion Suite è una suite di prodotti basati su tecnologie Microsoft Dynamics ed Azure, disegnati per le aziende della moda in grado di accompagnarle nel percorso della digital transformation.

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AI e Moda

Moda e tecnologia non sempre appaiono correlate ma l’intelligenza artificiale sta permeando molti settori e le tendenze della moda non rimarranno immuni dai suoi effetti. Ecco perché l’intelligenza artificiale
(AI) non determinerà solo quello che acquisterete ma forse selezionerà anche quello che sceglierete dal vostro guardaroba.

Come l’AI potrebbe influenzare i futuri trend della moda

Non dobbiamo pensare all’AI solo come Intelligenza artificiale ma in termini di intelligenza “aumentata” in quanto essa può estendere il pensiero umano e la capacità creativa ed automatizzare ad esempio il riconoscimento automatico di mode, stili e tendenze mondane attraverso l’analisi di post ed articoli. La questione più appropriata diviene quindi non se l’AI possa prendere il posto dei nuovi designer ma in che aspetti li possa supportare ad essere più creativi grazie alle proprie capacità di analisi ed osservazione.

Questo ci porta quindi a pensare all’AI come uno strumento prima di tutto di aiuto su come fornire alle persone conoscenze e intuizioni che consentano loro di lavorare in modo più efficace o efficiente; per aiutarle a concentrarsi sul raggiungimento di un risultato e non sull’elenco delle attività; per lasciare il banale ad uno strumento tecnologico che eccelle nel banale e per amplificare quindi l’abilità cognitiva umana, sfruttando (aumentando) l’intelligenza con l’aiuto delle macchine, degli algoritmi e della potenza di elaborazione: questa è la vera missione dell’AI nel nostro millennio e da qui può partire una nuova rivoluzione per tutti i settori.

Custom Fit AI

In uno scenario in cui il cliente è al centro della strategia di ingaggio e dove l’estrema personalizzazione delle proposte è sempre più spinta grazie ad innovativi algoritmi in grado di creare campagne ad hoc, l’AI potrebbe offrire anche un valido supporto nel migliorare notevolmente le tecniche di analisi e definizione delle preferenze cambiando anche parte del retail. Il cliente infatti potrebbe andare in un negozio online e trovare i propri articoli preferiti sulla base delle esperienze di acquisto ed anche alcuni nuovi disegnati o personalizzati apposta per lui.

I disegni auto-generati potrebbero anche giocare un altro ruolo: la creatività dei designer continuerebbe ad essere il motore principale per il disegno delle nuove collezioni ma le proposte generate dall’intelligenza artificiale potrebbero coprire il gap tra la moda quotidiana ed i pezzi da sfilata attraverso la creazione di pezzi unici, personalizzati per il singolo cliente e derivati dai principali trends visti in sfilata, ma a prezzi molto più abbordabili.

Questo potrebbe anche aiutare i retailers a capire meglio i propri clienti e migliorare la qualità delle loro offerte rendendole flessibili e personalizzate su cluster sempre più ridotti.

Predictive Fashion

Con l’utilizzo di questo approccio supportato dall’AI, gli stilisti e le case di moda potrebbero cominciare a concepire le loro collezioni in un modo nuovo.

I retailer della moda conoscono il valore dei loro follower e rimanere sempre di tendenza non è semplice: l’intelligenza artificiale è in grado di analizzare molteplici settori e gruppi di consumatori, consentendogli di trasformare velocemente le proprie collezioni.

Il vantaggio dell’AI è che il sistema impara da solo e compie attività sempre più precise e puntali all’aumentare dei dati disponibili e della potenza di calcolo. I nuovi algoritmi si adattano e spingono l’intelligenza artificiale sempre più su terreni che prima erano presidio esclusivo degli esseri umani.

Aumentare produttività e creatività

Possiamo ritrovare i benefici dell’introduzione di modelli di AI nei processi del settore della moda in ogni singolo stadio della supply chain: aumento della velocità di esecuzione, minori costi di gestione e maggior flessibilità. l’Intelligenza Artificiale ha infatti il potenziale di guidare miglioramenti in aree come il forecasting, la pianificazione, il merchandising fino ad automazione e logistica. I consumatori ne beneficeranno godendosi prodotti con migliorata disponibilità e tempi di realizzazioni inferiori.

Può anche migliorare la creatività in quanto i leader dell’industria della moda stanno già utilizzandola per aumentare le capacità nel generare nuove combinazioni di stili per i propri prodotti basandosi su trend e su quello che i clienti dimostrano di preferire.

Se prendiamo ad esempio Amazon è sul punto di lanciare il primo servizio di preferenze di abbigliamento supportato da AI e per merito di questo algoritmo sarà in grado di analizzare immagine e replicare gli stili più popolari ed applicarli ai gusti personali di ogni singolo cliente.

Ma non è l’unico esempio perché molti stilisti ne stanno già integrando l’uso fin dalla creazione dei propri campionari e collezioni.

Collegare i clienti ed i bisogni

Ci sono già moltissimi esempi di applicazioni di AI nell’industria della moda e senza dubbio questa tecnologia ha il potere di ridisegnare il modo in cui il settore ingaggerà ed interagirà con i propri clienti.

I leader digitali del settore stanno già facendo progressi, assicurando una maggiore conoscenza dei clienti dai loro ricchi set di dati e perseguendo opportunità come raccomandazioni sui prodotti, prezzi dinamici ed una migliore gestione delle relazioni con i clienti. Su quest’ultimo ambito, Tommy Hilfiger ha creato ad esempio una chatbot per interagire con i potenziali clienti. Il bot, un programma per computer automatizzato che gestisce le conversazioni con persone vive basate su suggerimenti forniti basati sulle loro domande, offre risposte e contenuti su misura per i loro interessi.

Ma il potenziale dell’IA non si limita a trasformare l’esperienza del cliente online: la tecnologia può alimentare un coinvolgimento migliore anche nel negozio fisico. Alcune aziende della moda utilizzano sensori che forniscono dati ai loro strumenti di intelligenza artificiale tramite l’Internet of Things, consentendo loro di capire come migliorare l’esperienza in negozio.

Farfetch è un buon esempio di ciò che è possibile fare se consideriamo quanto ha di recente inserito nel suo concept di negozio del futuro: ha attivato infatti strumenti come il riconoscimento automatico dei clienti quando l’acquirente entra nel negozio, accessi ai camerini per i clienti abilitati alla tecnologia RFID per aumentare la gestione dell’inventario e supportare gli acquisti ed i mirror digitali che consentono ai clienti di confrontare combinazioni di diverse dimensioni, colori e stili. Utilizzando l’intelligenza artificiale, l’azienda è stata in grado di integrare molte delle esperienze offerte di routine ai clienti online anche quando sono effettivamente nel negozio fisico.

L’intelligenza artificiale può anche svolgere un ruolo chiave nell’assicurare ai rivenditori di disporre di riserve sufficienti degli articoli più richiesti creando un corretto bilanciamento nei canali. Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale per la previsione della domanda stanno facendo notevoli progressi in un aspetto molto critico per l’industria della moda che è quello di avere il prodotto giusto, nel negozio o canale più vicino al cliente al momento in cui lo stesso è più disposto a fare l’acquisto. Nei casi migliori, tali strumenti consentono ai rivenditori di ridurre gli errori di previsione fino al 50%, riducendo allo stesso tempo l’inventario dal 20% al 50%.

In conclusione: l’AI come imperativo dell’evoluzione

Con così tanti casi d’uso, le aziende della moda potrebbero aver bisogno di pensare alle loro priorità per l’intelligenza artificiale, concentrandosi sulle aree con il maggior potenziale di valore aggiunto data la loro strategia aziendale individuale. Con alcune ricerche che suggeriscono che l’intelligenza artificiale potrebbe sostituire fino al 30 percento del lavoro svolto dai fashion designer, in che modo le aziende gestiranno la loro forza lavoro e introdurranno nuovi strumenti senza alienare i dipendenti?

Il segreto sarà quello di sfruttare un valore che ha guidato ha lungo il successo nel settore della moda: la collaborazione. In pratica, gli strumenti di intelligenza artificiale sono in grado di supportare ed automatizzare gran parte del lavoro attualmente svolto dai stilisti, piuttosto che sostituirne completamente le creatività. E mentre alcuni compiti potrebbero scomparire, l’AI creerà anche nuove opportunità.

È possibile quindi prevedere il futuro della moda e quello che si affaccia con l’avvento dell’AI? La maggior parte dei film di fantascienza rappresentano un futuro della moda in cui l’umanità è vestita con costumi intelligenti, infusi dalla tecnologia, che quasi sempre danno a chi lo indossa una sorta di superpotere… potrebbe essere questo uno dei possibili futuri?

Un altro scenario è un futuro della moda non più afflitto dalla crudeltà sugli animali, dalla schiavitù moderna legata alla tecnologia, dall’esaurimento delle risorse e dall’inquinamento globale, dove l’unica minaccia alla nostra esistenza è una civiltà aliena malevola, mentre il resto del genere umano è riuscito a ritrovare un equilibrio tra tecnologia, ecologia e co-esistenza sul pianeta di tutte le specie.

Se tuttavia dobbiamo pensare a qualcosa di certo che sicuramente non cambierà mai, questa è la nostra natura umana: siamo permeati da insaziabile desiderio di segnalare lo stato, di mostrare “chi siamo”, distinguerci da tutti… e questo accade ancora oggi dopo milioni di anni di evoluzione.

Ecco perché prevedere il futuro della moda non è così semplice. La moda riguarda le persone e i loro pari, i costrutti sociali, la dimostrazione di chi siamo. La moda non riguarda gli ultimi progressi tecnologici, anche se questi la possono aiutare ad evolversi più velocemente… e poiché la nostra percezione del lusso è costruita sul patrimonio, sull’artigianato e sull’alta qualità, cosa succederà quando i robot sostituiranno gli artigiani e i paesi si dissolveranno in un paese senza confini globale?

In questo contesto, potrebbe quindi l’AI diventare il nuovo stilista del futuro?

Negli ultimi dieci anni, il mondo della moda è stato ridisegnato dalla rivoluzione digitale, per sostituire le pratiche centenarie con le meraviglie tecnologiche, i centri commerciali di moda con i colossi dell’e-commerce e i materiali tradizionali con alternative sostenibili innovative. L’aspetto della moda digitale è stato in qualche modo previsto da siti di incontri di avatar come “Second Life” e più recentemente dalla scena dei giochi online. Entrambe le comunità stanno spendendo miliardi di dollari per la moda e gli accessori che… non esistono!

Matthew Drinkwater, responsabile della Fashion Innovation Agency, è fermamente convinto in un futuro in cui il regno fisico sarà intriso di contenuti digitali, e prevede un domani in cui i consumatori saranno in grado di sovrapporre elementi digitali ai loro corpi e all’abbigliamento del mondo reale… in poche parole se possono convergere il negozio online e quello fisico, perché non dovrebbero farlo i consumatori ed i loro prodotti?

Una riflessione sull’etica

L’intelligenza Artificiale ha il grosso limite di essere ancora un sistema che apprende e recepisce il suo sviluppo dall’impronta umana. Se pensiamo di istruire un sistema a generare disegni e supportare gli stilisti nella creazione di nuove collezioni, appare importante anche considerare chi e come istruirà l’AI e che tipo di pregiudizi possa avere perché questo può influenzare le scelte dell’algoritmo ed i suoi risultati.

Avere un approccio etico ed inclusivo sarà parte della definizione delle regole di base per avere una vera AI in grado di supportare gli stilisti in tutto il mondo nel creare nuovi capi e collezioni declinate per i diversi paesi nel rispetto dei loro usi e preferenze locali.

I dati e l’intelligenza artificiale per la loro elaborazione rendono disponibili alle imprese nuovi modi per migliorare i processi e generare valore

Head of Microsoft Competence Center & Hybrid Cloud | Managing Partner @VAR Group

Chi lavora nel Marketing sa bene cosa significhi conferire valore ad un brand ed accrescerlo nel tempo. Ma spesso mi chiedo se tutti perfettamente sappiamo cosa voglia dire massimizzare il valore di una marca nell’era dell’omnichannel. La faccenda è complessa perché, a fronte di modi completamente diversi di incontrare e soddisfare le aspettative del consumatore, la brand equity deve rimanere la stessa, mettendo in luce le proprie caratteristiche rispetto alla concorrenza su ciascuno dei canali a disposizione. E spesso, diciamoci la verità, non abbiamo piena visibilità su questi canali, né siamo del tutto consapevoli di come ciascuno funzioni in termini di usabilità e performance. Dal negozio fisico inserito in una catena di proprietà, al corner di uno store multimarca, passando per il portale e-commerce (anche qui: aziendale, di un merchant terze parti o sul marketplace di un social network, via Web o su mobile?), di touch point in touch point le esperienze cambiano drasticamente e così le percezioni del nostro brand.

Siamo d’accordo: non è affatto semplice monitorare una customer journey che si fa sempre più frammentata. Ma un metodo esiste. Personalmente, penso che per far sì che un cliente abbia una visione unificata del brand occorre, prima di tutto, che questo sviluppi una visione unificata del cliente. Esatto, prendendolo in considerazione come un singolo individuo, a prescindere dal modo e dal luogo in cui viene ingaggiato. Solo così, conoscendolo in tutti i suoi aspetti, un retailer può offrirgli su ciascun canale l’esperienza migliore rispetto alle sue aspettative. Mettere in pratica un approccio del genere significa, in altre parole, passare da una logica di Omnicanalità a una di Unified Commerce.

Identificare il nostro interlocutore: il nuovo ruolo del CRM

Come si fa a sviluppare una conoscenza a 360° di ciascuno dei nostri interlocutori? Disseminando, nei touch point, sensori e ricettori che ci permettano di raccogliere i dati generati dalle varie interazioni, su tutti i canali. Anche quelli basati sugli strumenti più innovativi, che sfruttano per esempio soluzioni Internet of Things. Starà poi ai sistemi analitici raccordare le informazioni e mettere in evidenza ricorrenze, eccezioni e rapporti di consequenzialità tra stimolo e azione. L’impresa naturalmente si fa più semplice nel momento in cui, accedendo ai nostri sistemi o entrando nei nostri negozi, il cliente si fa riconoscere attraverso, per esempio, credenziali e iscrizioni a programmi di loyalty. Ma oggi, grazie a modelli analitici sempre più avanzati, capaci di riconciliare profili anonimi, possiamo ricostruire con una certa accuratezza anche il comportamento di utenti sconosciuti, marcandoli in maniera univoca e, ancora una volta, comprendendone i bisogni. Il CRM, infatti, non è più uno strumento passivo per la raccolta di dati anagrafici e record delle interazioni tra azienda e clienti: grazie all’integrazione con le piattaforme di Business Intelligence e di Machine Learning, le sue funzionalità possono essere estese, rendendolo il cuore di tutte le strategie di avvicinamento e ingaggio dei clienti. Promozioni, programmi fedeltà, campagne sui social network, sconti in negozio e couponistica online: tutto diventa, per il CRM moderno, un pretesto per accrescere la conoscenza del cliente e confrontarne i vari segmenti di appartenenza con le effettive azioni in risposta a ciascun tipo di profilo ed attività.

PRIME365 Fashion and Retail, una soluzione a tutto tondo per generare nuovo valore per il brand

Questa è la teoria. Ma la pratica? Come si fa a presidiare l’intera filiera e a gestire una tale mole di dati per riconciliare profili e comportamenti? E soprattutto, come si fa a tradurre questo patrimonio informativo in valore per il brand, attivando quindi le iniziative di Marketing al momento giusto, nel luogo giusto e specialmente nei confronti dell’individuo giusto?

Var Group propone, al mondo del retailPRIME365 Fashion and Retail: una suite integrata che offre una serie di strumenti in grado di coprire ogni aspetto dello Unified Commerce, trasformando il Customer Relationship Management in un punto di raccordo per tutti gli input e gli output generati dalle interazioni con i clienti. Che il touch point sia un social network, una app, l’e-commerce od il POS installato in negozio, PRIME365 Fashion and Retail garantisce la massima flessibilità ed affidabilità nel riconoscimento delle audience e nell’attivazione automatica di azioni personalizzate, in linea con le aspettative dell’utente ed in real time. E se non è valore questo…

Allinea le vendite e il marketing, aumenta la produttività del reparto vendite e costruisci relazioni migliori con i tuoi clienti con un CRM moderno e in cloud.

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